Una serata per chi esce dalla visita senza capire cosa è andato storto e nemmeno quando.
La seduta va avanti.
Senti che non stai riuscendo. Cambiano i pazienti.
Quella sensazione no.
E non sai come uscirne.
Dai per scontato di aver capito.
Il paziente torna. Dice che sta come prima.
Il primo pensiero è su di lui.
È difficile. Non si impegna.
Forse non vuole davvero stare meglio.
Poi arriva il secondo.
Cosa mi sono perso?
Ci sono aspetti tecnici da sapere.
Ma quello che manca quasi sempre è un’altra cosa.
Non hai capito chi hai davanti.
E finisci per fare le cose che potrebbero andare bene per tutti. Ma lui non è tutti.
STAI PERDENDO PIÙ DI QUANTO PENSI
Mentre sei lì. In seduta.
Adesso. Non dopo
“Non è una tua mancanza.È che dall'interno non si vede tutto”
Indipendentemente da quelle in cui ti riconosci…
Il punto di arrivo è lo stesso.
Fare un lavoro più preciso. Più tuo. Che funzioni o quanto meno sapere perché non funziona e avere una direzione.
Non è mancanza di impegno.
Non è mancanza di conoscenza.
È che nessuno ti ha mai aiutato a vedere quello che succede mentre succede.
Fuori: gli strumenti e gli aspetti tecnici, quindi tutto ciò che riguarda la PIPT.
E dentro: l’attitudine, le paure, le abitudini, i blocchi.
Quello che porti tu in quella stanza.
E che influenza quando usi quegli strumenti, come li usi, e perché a volte li usi e non funzionano.
Entrambe le cose. Nello stesso posto.
Non principi. Non teoria.
5 Edizioni di Master.
Più di 200 supervisioni LIVE su visite con pazienti cronici.
Un team di Tutor clinici, con Francesca e Ilaria, Psicoterapeute cliniche, che accompagnano il network online ed offline.
Nel tempo, chi ha osservato il lavoro dall’esterno ha notato una cosa costante: dietro quasi ogni blocco clinico c’è qualcosa di interno.
Una paura. Un’abitudine.
Un modo di stare in seduta che precede qualsiasi tecnica.
Non è solo una nostra opinione.
È quello che due psicoterapeute cliniche hanno visto.
Da lì nasce una serata che lavora su due piani insieme.
Non tutta la seduta: il momento. Quando accade, come riconoscerlo, e cosa in te lo genera. Perché finché non lo vedi, si ripete.
Lo sguardo, il ritmo, la postura. Come la tua sicurezza o incertezza arriva al paziente prima di qualsiasi parola. E cosa cambia quando lo sai.
Come distinguere un paziente che resiste da una seduta che ha perso direzione. Non è ovvio. E cambia completamente cosa fare dopo.
Puoi applicare la tecnica giusta e non vedere comunque nulla cambiare. Il problema non è lo strumento. È sapere perché usarlo con questa persona, in questo momento, in questa seduta
Questo è il tipo di lavoro da cui nasce questa serata.
Siamo partiti da una cosa semplice e scomoda: non riuscivamo ad aiutare chi aveva davvero bisogno di noi.
Da lì è nata una voglia maniacale di capire.
Abbiamo analizzato centinaia di sedute: le nostre, quelle degli studenti.
Abbiamo sbagliato, preso pali in faccia, visto pazienti andarsene.
Ci siamo dispiaciuti.
Ci siamo chiesti dove stavamo sbagliando.
Quello che abbiamo trovato, ogni volta, lavorava su due piani.
Uno tecnico. Uno interno.
Conoscenze e competenze da un lato…
Paure, abitudini, attitudini che influenzano ogni cosa che fai in seduta prima ancora che tu apra bocca.
Non si scappa da nessuna delle due parti.
Da quel lavoro non è nato un corso di tecniche.
Formazione clinica avanzata per fisioterapisti e osteopati
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