Webinar GRATUITO  ·  20 Maggio 2026  · 
Ore 21:00  ·  Online

il paziente non migliora

Non sai se
il problema
è lui —
o sei tu.

Una serata per chi esce dalla visita senza capire cosa è andato storto e nemmeno quando.

Capita anche a te?

Qualcosa si inceppa.

La seduta va avanti.

Senti che non stai riuscendo. Cambiano i pazienti.

Quella sensazione no.
E non sai come uscirne.

  • Sai che non dovresti finire sul sintomo. Ci finisci lo stesso. Non riesci a uscirci.
  • Dice “dolore”, “mi sta massacrando”,”è la protusione” e tu annuisci.

    Dai per scontato di aver capito.

     

  • Stai facendo la valutazione.
    Non ti accorgi che stai cercando quello che vuoi trovare.
  • L’esposizione è diventata direttiva. Il paziente non è più coinvolto. Non te ne accorgi.
  • Alla fine sei tu a dirgli cosa ha.
    Non ci arriva lui.
  • Finisci la seduta. Non sai se ha capito.
    Preghi che starà bene.

Il paziente torna. Dice che sta come prima.

 

Il primo pensiero è su di lui. 

È difficile. Non si impegna.
Forse non vuole davvero stare meglio.

 

Poi arriva il secondo.
Cosa mi sono perso?

 

Ci sono aspetti tecnici da sapere.
Ma quello che manca quasi sempre è un’altra cosa.

Non hai capito chi hai davanti.

E finisci per fare le cose che potrebbero andare bene per tutti. Ma lui non è tutti.

STAI PERDENDO PIÙ DI QUANTO PENSI

Mentre sei lì. In seduta.
Adesso. Non dopo

  • In seduta succedono cose che non cogliamo mentre accadono.

  • Il paziente ci mette una resistenza. Non ci accorgiamo e ci andiamo contro.

  • Stiamo spingendo verso dove vogliamo noi. Pensiamo di stare ascoltando.

  • Quando arriva qualcosa di difficile, il corpo reagisce prima della testa. Ci spostiamo. Scappiamo. Cambiamo strada quando dovremmo stare lì.

  • Andiamo più veloci quando dovremmo rallentare. L’ansia diventa pressione. Il paziente la sente.

  • Il paziente ci risponde in continuazione dal punto di vista Verbale, Para-Verbale e di Bodylanguage.
    La maggior parte di quelle risposte…le perdiamo

“Non è una tua mancanza.È che dall'interno non si vede tutto”

Il riconoscimento più preciso

In quale di questi
ti riconosci?

  • C’è chi fa fatica con certi pazienti.
    E non sa dove sta sbagliando.

  • C’è chi è tecnicamente preparato ma sente che nella relazione manca qualcosa.

  • C’è chi conosce il dolore cronico, CFT, ACT etc…ma in seduta, in real time, c’è sempre qualcosa che non torna.

  • C’è chi vuole costruire un approccio solido dall’inizio  senza il rischio di consolidare approcci sbagliati.

  • C’è chi si sente solo nel proprio studio. Senza confronto, senza qualcuno con cui condividere la quotidianità del lavoro.

  • C’è chi in seduta si sente poco autorevole. Non riesce a farsi seguire, a comunicare con chiarezza e confidenza.

  • C’è chi vuole fare un lavoro diverso dalla massa:
    Umano, fondato, riconoscibile.

Indipendentemente da quelle in cui ti riconosci…
Il punto di arrivo è lo stesso.

Fare un lavoro più preciso. Più tuo. Che funzioni o quanto meno sapere perché non funziona e avere una direzione.

Non è mancanza di impegno.
Non è mancanza di conoscenza.

È che nessuno ti ha mai aiutato a vedere quello che succede mentre succede. 

Fuori: gli strumenti e gli aspetti tecnici, quindi tutto ciò che riguarda la PIPT.

E dentro: l’attitudine, le paure, le abitudini, i blocchi.

Quello che porti tu in quella stanza.

E che influenza quando usi quegli strumenti, come li usi, e perché a volte li usi e non funzionano.

Entrambe le cose. Nello stesso posto.

20 Maggio · Ore 21:00 · Online

Quello che
vedremo.

Non principi. Non teoria. 

5 Edizioni di Master.
Più di 200 supervisioni LIVE su visite con pazienti cronici.

Un team di Tutor clinici, con Francesca e Ilaria, Psicoterapeute cliniche, che accompagnano il network online ed offline.

Nel tempo, chi ha osservato il lavoro dall’esterno ha notato una cosa costante: dietro quasi ogni blocco clinico c’è qualcosa di interno.

Una paura. Un’abitudine.
Un modo di stare in seduta che precede qualsiasi tecnica.

Non è solo una nostra opinione.

È quello che due psicoterapeute cliniche hanno visto.

Da lì nasce una serata che lavora su due piani insieme.

01

Il momento esatto in cui la seduta cambia direzione.

Non tutta la seduta: il momento. Quando accade, come riconoscerlo, e cosa in te lo genera. Perché finché non lo vedi, si ripete.

02

Quello che il paziente legge di te, prima che tu parli

Lo sguardo, il ritmo, la postura. Come la tua sicurezza o incertezza arriva al paziente prima di qualsiasi parola. E cosa cambia quando lo sai.

03

È lui che è difficile. O sei tu che perdi dei pezzi?

Come distinguere un paziente che resiste da una seduta che ha perso direzione. Non è ovvio. E cambia completamente cosa fare dopo.

04

Gli strumenti che conosci. Quando, come e perché usarli.

Puoi applicare la tecnica giusta e non vedere comunque nulla cambiare. Il problema non è lo strumento. È sapere perché usarlo con questa persona, in questo momento, in questa seduta

Chi ha già lavorato con noi

Lo dicono loro

Questo è il tipo di lavoro da cui nasce questa serata.

Siamo partiti da una cosa semplice e scomoda: non riuscivamo ad aiutare chi aveva davvero bisogno di noi.

Da lì è nata una voglia maniacale di capire.

Abbiamo analizzato centinaia di sedute: le nostre, quelle degli studenti.

Abbiamo sbagliato, preso pali in faccia, visto pazienti andarsene.

Ci siamo dispiaciuti.
Ci siamo chiesti dove stavamo sbagliando.

Quello che abbiamo trovato, ogni volta, lavorava su due piani.

Uno tecnico. Uno interno.
Conoscenze e competenze da un lato…

Paure, abitudini, attitudini che influenzano ogni cosa che fai in seduta prima ancora che tu apra bocca.

Non si scappa da nessuna delle due parti.

Da quel lavoro non è nato un corso di tecniche.

Prenota il tuo posto.
È gratuito.

Data 20 Maggio 2026Ora 21:00Dove Online · LiveCosto Gratuito
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